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sabato 12 marzo 2016

Noi siamo quello che mangiamo



Una delle priorità con i miei figli è sempre stata quella di insegnargli le basi di una buona alimentazione. Prodotti genuini e poco junk food. Sono fermamente convinta che il 90% delle malattie che affligge la nostra società siano legate a quello che mangiamo. Dobbiamo focalizzare un punto, a parere mio,  importantissimo. Il nostro organismo è una macchina perfetta che necessita di un carburante per funzionare al meglio, così come il motore di una ferrari. Forse troppo raramente ci soffermiamo a pensare che il carburante che ingeriamo, cioè il cibo, condizionerà i nostri processi chimici e biologici  che lo trasformeranno  in nutrimento per le nostre cellule.  Se  ingeriamo una sostanza  compatibile con la nostra natura, l'organismo la assimilerà facilmente e ne trarrà beneficio, ma se quella sostanza è incompatibile con il nostro corpo, questo resterà inquinato e perderà energia e forza vitale.  
Da quando è nato l'uomo ha sempre funzionato allo stesso modo; il problema invece è che noi abbiamo modificato le nostre abitudine alimentari. L'uomo preistorico aveva bisogno di calorie per sopravvivere al freddo, aveva bosogno di energia per cacciare le prede ed aveva bisogno di accumulare grassi per i periodi di magra. Noi ci copriamo anche troppo, acquistiamo il cibo al supermercato e non  dobbiamo preoccuparci di probabili carestie, ma mangiamo quantità maggiori di cibo rispetto al nostro antenato, cibo che non sempre riusciamo a bruciare. "Io vado in palestra" qualcuno penserà, bè, anche io, ma non riesco a smaltire i chili di troppo.  Ormani il cibo è parte integrante della nostra cultura, il cibo è convivialità. Usciamo con gli amici per andare a cena, ci incontriamo per lavoro e lo facciamo a tavola, festeggiamo avvenimenti della nostra vita davanti ad un buon piatto fumante. Non è sbagliato questo comportamento, è l'evoluzione che ha subito la nostra specie. Quello che è estremamente sbagliato è non controllare cosa mangiamo. Posso scegliere di mangiare una bella insalata mista semplicemente aprendo una busta acquistata al supermercato o posso farlo pulendo un cespo di incappucciata, un finocchio e una scarola riccia e sentire gli odori delle verdure e la loro croccantezza al tatto. Posso decidere di comprare un pacco di biscotti per la merenda o posso decidere di mischiare uova, zucchero di canna, olio evo e farina semi intergale per ottenere un gustoso e morbido plum cake. E' sempre una questione di scelte.  "Noi siamo quello che mangiamo" sono le parole del filosofo Feuerbach, e quello che ingeriamo  il nostro organismo lo utilizza per costruire se stesso.


 Dobbiamo essere consapevoli che le industrie alimentari vanno a braccetto con l'industria chimica, e se un prodotto non è deperibile per anni, se i "pappici" non lo attaccano significa che contiene sostanze che anche il nostro organismo (ricordate?? uguale a quello del nostro antenato) non riconosce e non riesce a smaltire. Sostanze che vengono accumulate nei depositi per i tempi di magra e nelle arterie. Non voglio tediarvi con i rischi sulla salute, perchè già ne siete a conoscenza, ma purtroppo siamo arrivati ad un punto in cui fa la differenza cosa decidiamo di mettere nel piatto dei nostri bambini. Controlliamo la provenienza, controlliamo gli ingredienti, leggiamo le etichette e non illudiamoci che "Una marca" possa fare la differenza, perchè la pubblicità è l'anima del commercio e le multinazionali puntano su questo per vendere i loro prodotti. Improntiamo il nostro fare la spesa sulla qualità dei prodotti che decidiamo di acquistare, perchè è dalla qualità e dalla purezza di tali sostanze che il nostro organismo assorbe sotto forma di cibo, che  dipenderà il nostro benessere fisico e mentale. Se nostro figlio ci dice che non ama i legumi o le verdure, non dobbiamo arrenderci. Cambiamo la varietà, non diamogli sempre fagioli se li rifiuta, proviamo con le lenticchie, con i ceci, con le cicerchie. Trasformiamo le verdure in tortini o in  polpette. Non diamo per definitivo un "NO". Siamo noi a dovergli insegnare la differenza tra il cibo e il non cibo. Non dico sia facile, ma, vi assicuro, non è neanche impossibile. Mio figlio Little si è sempre rifiutato di mangiare i ceci ed io non ho mai insistito, ma ad un recente evento organizzato da slow food a Napoli sui legumi ha assaggiato una qualità di ceci dal sapore molto delicato, cucinati con una buonissima pasta di Gragnano ed è stato subito amore.

Concludo con un link, che si riferisce al servizio del fotografo Californiano, Peter Menzel, che ha immortalato 30 famiglie di differenti etnie, in 24 paesi diversi,  con il cibo per il sostentamento settimanale, evidenziando le differenze nell'alimentazione in base al tipo di cultura e a dimostrazione di come, tutt'ora, il nutrimento e la salute dipendano strettamente dalle condizioni economiche presenti nelle diverse aree geografiche del mondo. 






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